MATTEO VERROCCHI E L’ESPRESSIONE DELLA VIOLENZA

Matteo Verrocchi (1997, Grosseto) si sta laureando all’Accademia di Belle Arti a Bologna, indirizzo Fumetto
ed Illustrazione, dopo aver conseguito il diploma al Liceo Artistico di Grosseto. La passione per il disegno è
sempre stata una costante nella sua vita: oggi è un fumettista e illustratore che si lascia ispirare da autori
come Taiyō Matsumoto e Gipi. Uno dei suoi cicli più interessanti è sicuramente rappresentato dai
Bosozoku, termine che indica un fenomeno giapponese degli anni 70-80 nel quale gang di giovani ragazzi a
bordo di moto seminavano il panico tra la popolazione: una forma di protesta violenta contro una società
capitalista e incapace di dare uno spazio di ascolto ai giovani. Le radici della sottocultura giovanile dei
Bosozoku risalgono agli anni del secondo dopoguerra, quando emersero profonde problematiche sociali.
Matteo è rimasto affascinato da questo fenomeno, che per quanto distante nel tempo e nel luogo, sente in
qualche modo vicino: “Ho avuto un’adolescenza turbolenta, mi sentivo isolato ed abbandonato, sentivo di
non aver una voce e la scuola non mi ha aiutato. Non voglio giustificare la violenza, ma riconosco che vi sia
un bisogno dietro, che sia un modo efficace per dire che esisti. Penso che la scuola dovrebbe farsi carico dei
disagi giovanili ed aiutarli a formarsi da un punto di vista più umano che scolastico.”
Disegnare i Bosozoku è per lui un atto liberatorio, si diverte a rappresentare questi personaggi grotteschi
con la tecnica della monotipia, un tipo di stampa su foglio dettata da una casualità: “Non posso controllare
totalmente l’inchiostro, l’immagine viene fuori distorta ed evocativa, ma soprattutto unica. Non avrò mai
due disegni identici”.
Per poter vedere i suoi lavori vi rimando alla pagina Instagram @verro.m e vi invito a seguire le nostre
pubblicazioni: Matteo è uno dei nostri illustratori ufficiali.

Marta Carfì